Sant' Eufemia a Maiella
Sant'Eufemia a Maiella è un comune di 312 abitanti della provincia di Pescara: fa parte della Comunità montana della Maiella e del Morrone.
Il paese è situato nel tipico ambiente appenninico che altimetricamente si sviluppa passando dalla macchia mediterranea fino a 750 m, passando al bosco misto 800 m, alla faggeta 1500 m, fino all'ambiente, detto lunare, dei pianori culminali della Majella. Il territorio comunale è completamente inserito nel Parco Nazionale della Majella, inoltre insiste la riserva naturale di Lama Bianca che esisteva prima della istituzione del Parco.
Sant’Eufemia a Majella è un centro montano dell’Alta Valle dell’Orta, è posta a mezza costa del Monte Rapina (a circa 900 metri s.l.m.) fra i massicci della Majella e del Morrone. Comprensorio di straordinaria valenza ambientale per la varietà degli habitat naturali che racchiude al suo interno, dai brecciai di vetta di Monte Amaro (2795 m.) alla vallata fluviale sottostante.
Per raggiungere Sant'Eufemia a Maiella provenendo dall'autostrada A14 Bologna-Bari ci si immette all'altezza di Pescara sull'autostrada A25 Pescara-Roma uscita Scafa/Alanno per e dirigersi verso Sant'Eufemia a Maiella. Dall'autostrada A1 all'uscita per Caianello si prosegue per Venafro e Roccaraso da dove si può raggiungere Pescocostanzo - Valico della Forchetta - Stazione di Palena . Da quest'ultima si prosegue per Campo di Giove - Passo San Leonardo - S. Eufemia.
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Il Centro Storico di S.Eufemia a Maiella è costituito da un insieme di borghi sorti in tempi diversi e con proprie specifiche caratteristiche nonché da varie contrade che formavano il circondario dell’abitato.
Le più importanti borgate di S.Eufemia sono state e sono: Capo Croce; il Pesto; il Ponte di Santino, la Piazzetta, S.Matteo, il Ricciardi, S.Antonio, le Coste, Marr.sce..ll..e.,
La caratteristica unica ed esclusiva di S.Eufemia, a differenza degli altri centri agricoli, è costituita dal fatto che le case per abitazione e le stalle per gli animali sono poste separatamente e tutte a distanza fra loro. Ogni contrada aveva pertanto il suo specifico gruppo di stalle poste in località limitrofe all'abitato. Così che il Capo Croce aveva le sue stalle nella zona della Campata, di S.Antonio e dell'Aia Vecchia; la Piazzetta e S.Matteo si appoggiavano all'Aia di Giorgio, all'Aia di Franceschillo e al Pesto; il Pesto stesso si serviva di stalle poco più in là mentre S.Matteo e il Ricciardi avevano le loro stalle alle Coste e a Fonte Rotola.
Al tempo della civiltà contadina, tutto intorno al centro abitato vi erano delle località molto caratteristiche che fungevano da orti, campi irrigui e campi intensivamente coltivati denominate la Fonte di Santino, la Fonte Rotola, la Campata, l'Aia Vecchia, Zio Monaco, sotto il Mulino, Frascangella, Fosso Signorelli, le Chiuse dell'Esattore e quelle di don Dito nonché il Boschetto Grande e quello Piccolo. Questa suddivisione fra case e stalle si verificava anche nell’utilizzo delle aie per la trebbiatura del grano (Aia di S.Antonio, Aia Vecchia, Aia di Giorgio, Aia di Franceschillo, Aia delle Coste ecc.)
Tutti questi elementi costituivano delle caratteristiche uniche per S.Eufemia in raffronto agli altri centri urbani limitrofi della regione e rappresentavano ulteriori elementi di divisione fra la popolazione frazionandola in tanti piccoli clan chiusi e difficilmente penetrabili tra loro. Le suddivisioni predette, unitamente alla principale attività svolta dalla notte dei tempi costituita dalla pastorizia, sono stati gli elementi che hanno forgiato le peculiarità proprie dell’uomo di S.Eufemia (poco socievole, isolato, scontroso, diffidente, indifferente e restio a recepire le novità che di volta in volta si presentavano ma sempre disponibile ad aiutare il prossimo e a conservare dietro una apparente scorza di durezza i suoi sentimenti di lealtà e disponibilità.).
Il nucleo abitato più antico del Centro Storico è costituito dall'insieme di case che circondano la Chiesa Parrocchiale di S.Bartolomeo risalenti al 1500-1600; successivamente sorsero, verso la fine del 1700, l'insieme delle case poste nei dintorni della chiesetta di S.Matteo.
Solo a cavallo fra il 1800 e il 1900, grazie alle rimesse dei numerosi emigranti verso il Nord e Sud America, il centro storico si è arricchito delle contrade del Ricciardi e del Capo Croce. I primi emigranti di S.Eufemia non provvedevano solo a costruirsi la casa nel paese ma compravano anche disperatamente, dalle pochissime famiglie agiate e dal vasto patrimonio terriero della Curia Vescovile, numerosi e aridi appezzamenti di terreno posti anche in zone impervie e sulle pendici della Maiella (Macere Piane, Colle di Tenda, Fonte Nera, Grotta Grivano ecc. ecc.(con i medesimi sacrifici avrebbero potuto comperare ricchi, irrigui e produttivi terreni del fondovalle ma tale alternativa possibile non rientrava nella mentalità e nella unicità del montanaro di S.Eufemia).
La Parrocchia di S. Bartolomeo, erede dei possedimenti immobiliari della Chiesa aveva grandi quantità di terreni che erano anche i migliori per qualità e redditività. La gestione e l'amministrazione di tali immobili era affidata al parroco e ad una specifica Congrega di S.Bartolomeo che in un certo senso ha fatto la storia di S. Eufemia.
La caratteristica e l’insieme estetico del vecchio Centro Storico è rappresentata da una serie di case tutte uguali fra loro sia internamente che esternamente che si affacciavano tutte su stretti vicoli chiamati ‘ruelle’. Tali caratteristiche sono dovute al fatto che S.Eufemia, durante tutta la sua esistenza, non ha mai avuto casati nobiliari ricchi e potenti che potevano permettersi la realizzazione di castelli o semplicemente di case imponenti e sfarzose. Sono state pertanto realizzate delle case quasi tutte rettangolari con base di 4-5 per 8-9 metri e per lo più a tre piani, una affiancata all’altra (si da utilizzare i muri portanti in comune), con una gradinata che dal piano terra conduce al primo e secondo piano. Il piano terra era utilizzato per deposito attrezzi da lavoro e 'fondaco' per le provviste alimentari; il primo piano era utilizzato per la vita associata di tutta la famiglia (una grossa cucina con camino e “fornacella” con una specie di primitivo salotto e ripostiglio) e dove durante i lunghi e freddi inverni si trascorreva il tempo in monotone e ripetitive faccende domestiche; il secondo piano, quasi sempre con due camere da letto e capienti ‘rr..nnall..’, dotati di ‘ARMUAL…O’ e una o due capienti cassa in legno ‘CA..S..SCIA’ ove conservare la biancheria e i vestiti migliori. Sulle volte delle camere da letto, d’inverno, erano posti ad essiccare grandi quantità di salumi e salsicce ‘…pp..nn..gh..ete..e…’ che costituivano anche e misuravano l’agiatezza delle singole famiglie. (a cura di Vincenzo Salvitti) |